Il monologo della solitudine. Personaggi dalla
vita vuota e triste, che hanno come unica attività quella di interrogarsi sul
senso della vita. Una vita passata a chiedersi che senso ha la vita
dimenticandosi di viverla. In verità, l’unico e continuo monologo è quello
dell’autrice: Ascolta la mia voce è un tedioso soliloquio permeato da solitudine
e malinconia, sentimenti che in questo caso sembrano sterili e improduttivi. La
stessa protagonista vaga da una situazione all’altra avvolta nel suo vuoto
esistenziale. I personaggi sono soltanto scuse per continuare il monologo utilizzando
la loro voce, ma è sempre la stessa. Le riflessioni di questa “voce” mi
sembrano viaggiare su un’unica superficie, senza particolare evoluzione. Il
libro mi è capitato in mano per caso, mentre sistemavo la libreria: mi sono
ricordata che anni fa lo avevo iniziato e poi abbandonato, e leggendolo mi è
tornato a mente il perché. Ho voluto resistere fino alle ultime pagine, ma che
noia!
Un viaggio nella storia antica insieme a Valerio Massimo Manfredi, scrittore e archeologo, che ha creato personaggi affascinanti e nel contempo verosimili, per rivivere in un’avvincente lettura alcuni degli episodi più significativi di un remoto passato. Segue la descrizione della prima parte del libro, con l’obiettivo di stimolare la curiosità da parte del lettore che vorrà poi arrivare fino all’ultima pagina. Ambientato a Sparta, la storia inizia poco prima delle guerre persiane. Protagonista è Talos, figlio di uno spartiato, Aristarchos, abbandonato nel bosco da piccolo perché nato con un piede zoppo. Il bambino non sa nulla delle sue origini e viene ritrovato da Kritolaos un vecchio pastore Ilota, che lo cresce come un figlio. Kritolaos svelerà a Talos di essere il custode dell’armatura di Aristodemo, re dei Messeni, il popolo da cui provengono gli Iloti, senza svelargli fino in fondo il suo segreto. Il vecchio regala a Talos l’arco che fu del mitico Re e inizia ad ins...
