Ho iniziato a leggere Murakami perché ne ho sentito parlare come di un raffinato autore per palati fini. L’uccello che girava le viti del mondo, un titolo che mi ha incuriosito. Un uomo sui 30 anni decide di licenziarsi e per un periodo si dedica alle attività domestiche mentre la moglie lavora. Ad un certo punto si accorgono di avere perso il gatto e il protagonista lo cerca per il quartiere incontrando strani personaggi. Lui e la moglie discutono: lei si lamenta perché il marito ha cucinato peperoni senza ricordarsi che li detesta. Per non parlare della carta igienica con i disegni: lei la odia. Poi arrivano strane telefonate, incontra per caso donne curiose che in qualche modo c’entrano con il gatto. Questo è solo l’inizio. Entusiasmante? Per me è noia mortale, una lettura assolutamente soporifera: lingua piatta e monocorde, descrizione minuta di troppi dettagli insignificanti di un’apparente, banale normalità di cui mi sfugge il senso. Troppo zen? Ti aspetti che succeda qualcosa, invece niente. Puro stile nipponico? Estetica minimalista, pulizia formale e atmosfere vagamente inquiete dietro l’apparente quotidianità? Qualcuno lo ha definito realismo magico. Siamo sicuri non sia solo sopravvalutazione? Comunque va riconosciuta l’astuzia dei titoli, anche quelli dei capitoli, accattivanti, capaci di incuriosire. Ma quando si inizia a leggere, il libro si fa un’enorme mole. Sarà improbabile arrivare all’ultima di queste 740 scritte fitte fitte. Anzi impossibile, per quel che mi riguarda.
Un viaggio nella storia antica insieme a Valerio Massimo Manfredi, scrittore e archeologo, che ha creato personaggi affascinanti e nel contempo verosimili, per rivivere in un’avvincente lettura alcuni degli episodi più significativi di un remoto passato. Segue la descrizione della prima parte del libro, con l’obiettivo di stimolare la curiosità da parte del lettore che vorrà poi arrivare fino all’ultima pagina. Ambientato a Sparta, la storia inizia poco prima delle guerre persiane. Protagonista è Talos, figlio di uno spartiato, Aristarchos, abbandonato nel bosco da piccolo perché nato con un piede zoppo. Il bambino non sa nulla delle sue origini e viene ritrovato da Kritolaos un vecchio pastore Ilota, che lo cresce come un figlio. Kritolaos svelerà a Talos di essere il custode dell’armatura di Aristodemo, re dei Messeni, il popolo da cui provengono gli Iloti, senza svelargli fino in fondo il suo segreto. Il vecchio regala a Talos l’arco che fu del mitico Re e inizia ad ins...
