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Il Maestro e Margherita, di Michail Bulgakov

“I romanzi non bruciano” è la frase simbolo non solo di resistenza alle censure, ma anche di sopravvivenza al tempo. Questo è un libro da leggere assolutamente, uno di quelli che rimane davvero, che lascia una traccia in chi lo ha letto. Superata la difficoltà a familiarizzare con impronunciabili nomi russi, tutti un po’ simili, appartenenti a un vasto stuolo di personaggi (molti dei quali davvero bizzarri), a mantenere il filo degli innumerevoli e stravaganti avvenimenti che rendono la trama complessa e intricata, e a non farsi fermare dall’ostacolo di una sintassi non agevole, ecco che si delineano stupore e meraviglia. Bulgakov lo chiamava “il mio libro sul diavolo” e poi, nelle varie versioni scritte fin sul punto di morte, è diventato “Il Maestro e Margherita”. Tra l’altro Margherita è comparsa dopo, quando il Maestro, alias Bulgakov (o viceversa) aveva già scritto alcune stesure dell’opera. Proprio lei, figura centrale e maestosa nel suo fascino e originalità, arriva quando l’a...

Piccole felicità malgrado tutto, di Marc Augé

 Togliamoci dalla testa che oggi esistano dei libri capaci di dare delle risposte. Chi lo annuncia, mente sapendo di mentire. Il titolo di questo piccolo saggio può trarre in inganno, ma in buona fede, perché da subito è chiaro che si tratta di una riflessione filosofica e antropologica e non di un manuale per imparare a essere felici, "malgrado tutto". "Negli stereotipi più diffusi la felicità non ha soltanto un luogo, ma anche una forma: quella della casetta destinata a ospitare una felicità intima e segreta ("due cuori e una capanna"), che rappresenta al tempo stesso il più diffuso, il più "modesto" e il più ambizioso degli ideali." Inizia così Marc Augè, famoso etnologo che ha sviluppato un'antropologia del quotidiano basata sul concetto del non-luogo, uno spazio della socialità moderna in cui prevale l'assenza di storia, identità e relazioni. Un supermercato, ad esempio. O un aeroporto, dove transitano continuamente le persone nella ...

Infelicità senza desideri, di Peter Handke

Una scrittura lirica, spiazzante, che tocca corde profonde senza mai scivolare nel sentimentale, tagliente e asettica, ma ugualmente vibrante. Handke, discusso premio Nobel per la letteratura 2019 (per le sue posizioni filo-serbe durante il conflitto della ex Juogslavia), racconta sua madre dopo il suicidio, avvenuto realmente nel 1971 quando lei aveva 51 anni. Rimettere in fila a ritroso una selezione di situazioni e ricordi che la riguardano sembra avere il fine di riallacciare il contatto con il genitore, come se lei si fosse materializzata soltanto dopo la scomparsa. Questa è una storia di continue privazioni, di rinunce e frustrazioni del desiderio di vivere e realizzarsi, di ricerca inutile dell’identità di una donna in un difficilissimo momento storico, la prima metà del XX secolo, tra la Carinzia, regione a vocazione agricola strozzata dalla grande crisi economica, e la Berlino nazista. Non ci sono riferimenti politici, né giudizi, ma solo la percezione di atmosfere. L...

Le ateniesi, di Alessandro Barbero

Lo confesso: seguo il prof. Barbero, le sue appassionate conferenze pubblicate su YouTube e dai Podcast, lo apprezzo quando interviene nelle trasmissioni di storia su Raitre per il suo entusiasmo e la chiarezza espositiva con cui coinvolge il pubblico. La storia diventa un romanzo ricco di spunti e curiosità, interessante per tutti. Insomma, un grande divulgatore con la marcia in più della simpatia. Proprio ascoltando una delle sue conferenze, vengo a sapere che non solo è uno storico, docente universitario eccetera eccetera, ma si è anche avventurato nei territori della narrativa, naturalmente con ambientazione storica. Le ateniesi è un libro che parla di donne, e anche di uomini ovviamente, ma sono loro le protagoniste in un momento storico e in un luogo, l’Atene del IV secolo a.C., dove in realtà vivevano in una condizione di pesante marginalità. In pratica, in fondo alla scala sociale, solo un po’ più su degli schiavi. Se poi si era donna e schiava, il disastro era totale! A ...

La signora del martedì, di Massimo Carlotto

Ammetto che la scelta del libro è dovuta alla curiosità sulla biografia dell’autore, protagonista di un caso di cronaca nera: accusato di omicidio, processato e diventato latitante; è seguita la revisione del processo e, infine, la grazia. Non intendo entrare nel merito di questa dolorosa vicenda privata, ma inevitabilmente è venuta una domanda: quanto ha influito l’esperienza personale dell’autore nella scrittura di un libro definito “oltre il noir”?  In generale, chi scrive mette se stesso e la propria esperienza di vita nella scrittura, anche se rielaborata dalla fantasia. Nella teoria, il noir è un genere che ha come obiettivo il coinvolgimento del lettore di un clima di crescente suspense. Questo romanzo non ha la struttura del giallo (o poliziesco), in quanto questo genere, nella sua versione classica, prevede che la trama venga abilmente costruita modificando l’ordine logico-cronologico dei fatti per tenerci con il fiato sospeso fino all’ultima pagina, quando finalmen...

Nemesi, di Philiph Roth

Un romanzo potente, come tutti quelli di Roth, sul senso di colpa. Non è stato facile leggere Nemesi nel periodo in cui si attraversa un'epidemia, in questo caso quella del Covid 19, ma non è una fatalità che abbia scelto proprio questo libro. Volevo indagare il tema dell'epidemia e invece mi sono trovata dentro l'abisso del senso di colpa. Si, c'è anche Dio in sottofondo, o meglio Dio non c'è se permette tutto questo orrore, è una divinità crudele e insensata che uccide o paralizza bambini. Oppure semplicemente Dio non c'entra. La vera domanda riguarda il perché, cerca di individuare il senso della realtà, la causa di tutto: "Bucky non riusciva ad accettare che l'epidemia di polio fra i bambini di Weequahic e nel campo di Indiana Hill fosse stata una tragedia. Doveva trasformare la tragedia in colpa. Doveva trovare una necessità a quanto accaduto. C'è un'epidemia e lui ha bisogno di trovarne la ragione." La tentazione di trovare u...

L’inverno più nero, di Carlo Lucarelli

“Sapeva che Bologna è una città che copre e nasconde, che ha sempre un lato oscuro, dove lo sguardo si perde per ritrovarsi dove non avrebbe mai immaginato di essere:” Questa mi pare una delle più calzanti descrizioni di Bologna, perché in poche parole la descrive non solo attraverso i suoi portici e i giardini chiusi dentro le case del centro storico, ma ne racconta la storia, soprattutto quella più recente.  Bologna c’è sempre nelle storie di Carlo Lucarelli, e più che uno sfondo è una protagonista insieme agli altri personaggi. Come in questa nuovo e avvincente romanzo in cui ritroviamo il commissario De Luca, poliziotto-sbirro tra le fila dei fascisti repubblicani in una Bologna dilaniata dalla guerra, occupata dai nazisti, durante il lungo e tragico inverno del 1944. De Luca è un personaggio inquieto e ambiguo, forse consapevole di trovarsi dalla parte sbagliata ma non abbastanza da smarcarsi, così cerca di non pensarci concentrandosi sui tasselli da riordinare di tr...