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Il fu Mattia Pascal, di Luigi Pirandello

“Maledetto sia Copernico! - Oh oh oh, che c’entra Copernico! – esclama don Eligio, levandosi su la vita, con il volto infocato sotto il cappellaccio di paglia. - C’entra, don Eligio. Perché, quando la Terra non girava… - - E dàlli! Ma se ha sempre girato! - - Non è vero. L’uomo non lo sapeva, e dunque era come se non girasse. Per tanti, anche adesso, non gira. L’ho detto l’altro giorno a un vecchio contadino, e sapete come m’ha risposto? Ch’era una buona scusa per gli ubriachi. […] Siamo o non siamo su un’invisibile trottolina, cui fa da ferza un fil di sole, su un granellino di sabbia impazzito che gira e gira e gira, senza saper perché, senza pervenir mai a destino […]”. Per chi non lo avesse riconosciuto, il brano è tratto da “Il fu Mattia Pascal”, durante uno dei dialoghi più noti tra il protagonista e Don Eligio, che con lui custodisce la Biblioteca Boccamazza. Riprendere in mano i classici, persi dai tempi della scuola, permette di rilegger...

American Hustle - L'apparenza inganna

Basato su eventi realmente accaduti (l’operazione Abscam condotta dall’FBI negli anni Settanta), il film diretto da David Russell racconta la storia di una coppia di truffatori, Irving Rosenfeld ( Christian Bale, molto credibile nella sua umanità ) e Sydney Prosser (una magnifica Amy Adams), che si trova costretta ad aiutare i federali ad incastrare alcuni politici corrotti del Congresso degli Stati Uniti. Le implicazioni personali e le vicende si intersecano in una storia sempre più ricca e complessa, con una catena di colpi di scena non solo per la trama, ma anche e soprattutto grazie al sincerità umana dei protagonisti, raccontati e interpretati con grande intensità. Irving e Sydney, infatti, sono due anime gemelle, legate da un profondo sentimento. L’agente Di Maso (un Bradley Cooper davvero vintage! ) li porta in un contesto pericoloso ma che lo affascina, in cui la politica intreccia la malavita. Qui entra in scena Carmine Polito (Jeremy Renner), sindaco italo-americano di C...

Storie del declino italiano: “La grande bellezza” e “Il capitale umano”

Due facce della stessa medaglia, l’Italia nella sua decadenza morale e culturale, ritratta in questa epoca di sfacelo e profonda stanchezza dallo sguardo cinematografico di due registi accumunati dallo stesso nome di battesimo, Paolo: Sorrentino e Virzì. Il primo film è “La grande bellezza”, attualmente candidato all’Oscar come miglior film straniero e reduce dal premio del Golden Globe, e l’altro è “Il capitale umano”, da poco nelle sale. Non entro nel merito di alcune recenti polemiche su entrambi i film, ma mi limito al mio personale parere. Da un lato Roma, decadente e lussuriosa, in un quadro barocco da fine impero, dove i fasti dei palazzi del potere alimentano una specie di overdose in cui perdersi. Protagonista uno scrittore ormai privo di ispirazione, un magnifico Toni Servillo, alter ego di Sorrentino, che vive in un vortice di mondanità e noia, tra vuoti intellettuali e politici corrotti. Una prima parte molto promettente, ma poi le suggestioni e le promesse, per...

Novecento italiano, AAVV

Da Giolitti a Berlusconi, passando attraverso le tormentate vicende del Novecento italiano. Ed è proprio questo il titolo di un saggio scritto a più mani che racconta fatti e protagonisti della storia dell’ultimo secolo, la cui eredità è ancora viva e non ha smesso di far discutere chi è venuto dopo, lasciando troppi punti interrogativi. Il delitto Matteotti, l’8 settembre, il boom economico degli Anni ’60, la contestazione, il terrorismo, il maxiprocesso alla mafia e Tangentopoli: argomenti trattati con stili diversi da storici, giornalisti e professori, per fare il ritratto di un Italia che ancora non ha saputo fare i conti con il suo passato. Consigliatissimo!   Autori: Emilio Gentile, Mario Isnenghi, Giovanni Sabbatucci, Claudio Pavone, Valerio Castronovo, Marco Revelli, Vittorio Vidotto, Salvatore Lupo, Ilvo Diamanti.

Gli sdraiati, di Michele Serra

La distanza che separa oggi genitori e figli adolescenti è esplorata dallo sguardo acuto e ironico di Michele Serra: da un lato il senso di inadeguatezza, frustrazione, la fragilità e la tenerezza dei dopo-genitori (il “dopo-padre” è la definizione emblematica di quest’epoca post: post-ideologica, post-autoritaria, post-industriale, post-credibile, post-umana…); dall’altro i figli “sdraiati”, ovvero adolescenti in una condizione inedita rispetto al passato: iperconnessi e tecnologici, passivi e apatici eppure con una qualche forma di vitalità imperscrutabile. Anima le riflessioni del padre la segreta speranza che ci sia questo impeto vitale, nascosto tra le pieghe del divano, in qualche angolo del negozio di felpe, simbolico tempio dell’edonismo-egoismo contemporaneo, oppure nello scorrere lungo le vene delle loro protuberanze cibernetiche. Cosa è rimasto del genitore, non più figura di riferimento autorevole, disciplinare e simbolica? Quale messaggio educativo è in grado di...

Dialogo, di Papa Francesco e Eugenio Scalfari

Papa Francesco, uomo dell’anno secondo il Time, ed Eugenio Scalfari, noto editorialista de “La Repubblica”: sono i protagonisti di “Dialogo tra credenti e non credenti”, un libro che raccoglie le loro conversazioni scritte avvenute in questi ultimi mesi sulle pagine di un giornale. La parola “Dialogo”, scelta come titolo, ha una forza dirompente perché va oltre il mero significato di conversazione e confronto: è apertura all’altro, desiderio di “fare un tratto di strada insieme”. La straordinaria novità deriva dal fatto che per la prima volta un papa, Francesco, ha scritto a un giornale, il quotidiano “Repubblica”, per rispondere ad una persona che , tra l'altro, si dichiara ate a e proprio in quanto tale vuole capire fino dove arrivi la portata rivoluzionaria di questo nuovo Vescovo di Roma, come ama definirsi Francesco.  Già il nome "obbliga terribilmente" : per la prima volta nella storia è Francesco, il santo più amato che ha scelto la povertà e l'umiltà i...

Olive comprese, di Andrea Vitali

Leggendo questo libro ho avuto l’impressione di vedere crescere un albero con un proliferare di ramificazioni che si sono sviluppate a dismisura. Quasi fuori controllo. La storia, ambientata a Bellagio, un paese sul Lago di Como, è diventa un po’ alla volta un affresco colmo di vicende ricche di dettagli, divertenti fraintendimenti, e personaggi dai tratti talmente delineati che pare quasi di poter toccare. E’ un ritratto preciso e al tempo stesso leggero della provincia italiana nel ventennio fascista: peccato si perda di vista il nucleo del racconto, sommerso da tutte le altre storie che crescono, accavallandosi le une sulle altre. Sovrabbondanti. Vitali ha sicuramente un’invidiabile capacità affabulatoria e una distintiva originalità nell’aprire e chiudere i capitoli, come fossero infilati in una lunga catena. Comincia con la morte della novantenne vedova Fioravanti per apparenti cause naturali, ma poi la faccenda si complica all'apparire dei vari personaggi, tra cui i...